Monica Baldi

Monica Baldi è architetto e urbanista di professione, ma il suo forte impegno in tematiche quali l’ambiente, il sociale e i diritti umani e diritti delle donne, la portano ben presto ad impegnarsi in politica ed a ricevere nel 2007 l’onorificenza di Grande Ufficiale al merito della Repubblica Italiana.

Molteplici sono le sue esperienze: membro della Consulta nazionale Ambiente, coordinatrice della Consulta Regione Toscana Ambiente, componente della Consulta regionale femminile della Toscana, consigliere circoscrizionale del Comune di Pistoia, coordinatrice della Commissione urbanistica e lavori pubblici, vicepresidente del comitato provinciale di Pistoia della Croce Rossa Italiana. Durante la legislatura del 2001 propose, forte della sua competenza e del suo attaccamento ai valori della cultura e della parità di genere, l’istituzione dell’Osservatorio delle donne italiane all’estero, dell’Osservatorio per la tutela, la sicurezza e la qualità del territorio storico e dell’ambiente urbano nelle città d’arte e del Consiglio per la lingua italiana.

Il suo forte attivismo la porta a combattere le sue battaglie anche a livello europeo: è eletta deputato al Parlamento Europeo dal 1994 al 1999 con l’incarico di presidente vicario della commissione Cultura, Istruzione, Gioventù e Sport. Oggi, in occasione delle elezioni europee del 2019, è candidata nella circoscrizione Italia Centrale (Toscana, Lazio, Marche e Umbria) con Fratelli d’Italia e ci spiega quale Europa vorrebbe restituire ai suoi elettori a fine mandato.

Club Italia-Francia: Quali sono le battaglie che desidera portare avanti con priorità assoluta al Parlamento Europeo?

Monica Baldi: Il Parlamento Europeo sta già affrontando delle tematiche a cui tengo molto, in particolare l’ambiente. Ritengo sia importante parlare di ambiente inteso come tutto ciò che ci circonda e non limitarsi ai più conosciuti parametri del settore quali l’effetto serra o le emissioni dannose. L’ambiente merita una discussione più ampia, che tenga conto del territorio, quindi territorio inteso, per esempio, come rapporto tra l’ambiente, l’agricoltura e la salute del cittadino. Non ritengo corretto parlarne in maniera a sé stante, ambiente per me significa anche l’uomo, quale parte integrante della natura. C’è tutto un capitolo che sfugge per il momento al campo di applicazione del diritto europeo, perché si tratta di tematiche di competenza nazionale, come quello sulla valorizzazione del territorio, ma credo che una direttiva sul tema andrebbe sostenuta. Questo vale in generale per l’urbanistica: è importante sviluppare proposte progettuali dove nella pianificazione territoriale si tenga sempre conto della tutela ambientale, e non soltanto quando si realizzano grandi opere che sono già soggette alle disposizioni di valutazione ambientale strategica, il tema è capire come saranno propriamente realizzati questi piani d’interventi. Sulle energie rinnovabili – che ritengo di grande utilità per la sicurezza energetica, la mitigazione dei cambiamenti climatici e i benefici economici – è importante porsi alcune domande: le soluzioni e l’impiego di queste nuove energie permettono all’ambiente e al paesaggio di vivere in armonia in un territorio eco-sostenibile? Il paesaggio e il territorio come rispondono all’ambiente? Secondo me, dovremmo considerare di più anche il ruolo delle piante, un sistema straordinario da cui possiamo apprendere molto poiché le piante svolgono un ruolo ecologico fondamentale nella biosfera, regolando con i propri processi biologici l’equilibrio di importanti fenomeni che stanno alla base della vita.

“L’ambiente merita una discussione più ampia, che tenga conto del territorio e quindi il territorio inteso, per esempio, come rapporto tra l’ambiente, l’agricoltura e la salute del cittadino.”

Club Italia-Francia: Quali sono quindi le tematiche che le stanno più a cuore?

Monica Baldi: Economia digitale, ambiente, natura, agricoltura, salute, diritti delle donne, diritti umani, politiche di coesione e di inclusione sociale delle persone disabili, politica estera e di cooperazione allo sviluppo e, ovviamente, cultura, valorizzazione del patrimonio culturale e turismo. Penso anche alle piccole e medie imprese e all’artigianato, che sono la storia, l’economia e la cultura del nostro paese.

Club Italia-Francia: È chiara ed evidente la sua sensibilità rispetto alla battaglia ambientale. Ci può dire cosa sta facendo e cosa intende fare per lottare contro i cambiamenti climatici e di conseguenza contro le varie catastrofi alle quali purtroppo stiamo assistendo?

Monica Baldi: L’Europa è pioniera nella lotta contro il cambiamento climatico. Nell’Assemblea Africa, Caraibi, Pacifico e l’Unione Europea ho presieduto il gruppo di lavoro che diede forma al rapporto che aveva come obiettivo lo studio dei cambiamenti climatici sui piccoli Stati insulari, e proprio in quella occasione parlammo non soltanto del problema dell’innalzamento del livello del mare, ma lanciammo anche l’allarme sulle possibili catastrofi naturali, che puntualmente si sono in seguito verificate. Questo rapporto fu approvato al Parlamento Europeo, dopo due anni di lavoro, nel ’99. Credo si debba proseguire su quella strada. Identificare una strategia adeguata di pianificazione territoriale, considerare non solo le ripercussioni ambientali delle emissioni di gas serra, ma anche valutare le deforestazioni, gli interventi sulle coste che subiscono erosioni e le conseguenze socio-economiche. Dovremmo studiare a fondo i movimenti naturali e sviluppare misure ad hoc credibili, volte anche all’adattamento e alla mitigazione.

“L’Unione Europea è il più grande progetto di pace che sia mai stato realizzato, ed è qualcosa di meraviglioso.”

Club Italia-Francia: Quale Europa cercherà di restituire ai suoi elettori tra 5 anni?

Monica Baldi: Vorrei una Europa dove tutti gli Stati membri, e soprattutto l’Italia, abbiano la possibilità di portare avanti iniziative comuni in armonia. Dove sia possibile sviluppare un dialogo sui temi principali, nei quali l’Unione Europea possa giocare un ruolo fondamentale a livello mondiale come: ambiente, economia digitale, cooperazione e sviluppo, cultura, diplomazia culturale, diritti umani, diritti delle donne, imprenditoria, commercio, immigrazione e sicurezza. In questi settori l’Europa dovrebbe identificare azioni comuni strategiche con obiettivi condivisi. L’Unione Europea è il più grande progetto di pace al mondo, che sia mai stato realizzato dagli anni ’50 ad oggi, ed è qualcosa di meraviglioso. Abbiamo delle chiare difficoltà al nostro interno, ma il dialogo esiste ed è comunque costruttivo. Io vorrei un’Europa più forte nel dialogo interno e con il resto del mondo, anche sul piano economico e commerciale e che si impegni a perfezionare l’unione economica e monetaria.

Club Italia-Francia: Le materie che più creano problemi in Europa sono quelle di competenza del consiglio europeo, che rappresenta la parte “intergovernativa” dell’Europa, quella dell’Europa delle Nazioni. Perché dovremmo quindi votare per i partiti “nazionalisti” e non per quelli “europeisti”?

Monica Baldi: Questa domanda mi fa riflettere sulla questione degli «Stati Uniti d’Europa». L’Europa e gli Stati Membri non sono gli Stati Uniti d’America, per storia, cultura, identità e tradizione, e su questo vorrei mettere un punto fermo. Io parlerei di un’”Unione Federalizzante”, perché da un lato abbiamo la dimensione federale (ad esempio una moneta unica e la cittadinanza europea) e dall’altro abbiamo la dimensione intergovernativa, dove i governi decidono approvando all’unanimità quale siano le modifiche dei trattati e le politiche da seguire, soprattutto in materia di politica estera e di sicurezza comune. Questo voto unanime blocca le azioni europee, e le decisioni che possono essere talvolta cruciali. Questo è un capitolo delicato da affrontare anche se esiste la “norma-passerella” (TUE art. 42) che permette di trasferire la disciplina di alcune materie dal “metodo intergovernativo” al “metodo comunitario”.

“In un mondo in cui tutto cambia in maniera veloce, l’individuo rischia di perdersi per non ritrovarsi più: con una forte identità culturale alimentata dallo scambio, questo non avviene.”

Club Italia-Francia: Se eletta, siederà al Parlamento Europeo, organo che rappresenta 28 stati membri, 24 lingue e 500 milioni di persone. Il suo motto ufficiale è “Unità nella diversità”. Quale rapporto (e di che tipo) tra cultura nazionale ed Europea?

Monica Baldi: Uniti nella diversità. Ogni popolo ha la propria identità, e la ricchezza dell’Unione Europea è questa. Proprio nella consapevolezza che ognuno di noi ha la propria cultura e identità riusciamo ad instaurare un dialogo. E il Parlamento Europeo rappresenta direttamente più di 500 milioni di cittadini. Ritengo perciò che dovremmo lavorare molto di più, anche all’interno delle piccole comunità, al fine di rafforzare la propria identità in modo che siano rispettate le diversità e che non vi siano difficoltà di comprensione. L’Unione Europea, riguardo a tutte le altre istituzioni, ha la capacità di sviluppare questa visione delle cose: ogni Stato membro ha potuto mantenere la propria identità, e su questa ci si confronta. Sul piano culturale, abbiamo strumenti straordinari, come il noto programma Erasmus Plus, che permettono dialogo e confronto sulla base di uno scambio reciproco. In un mondo in cui tutto cambia in maniera veloce, l’individuo rischia di perdersi per non ritrovarsi più: con una forte identità culturale alimentata dallo scambio delle conoscenze, questo non avviene.

“La TAV non è solo la Torino-Lione, questa è una narrazione completamente distorta.”

Club Italia-Francia: Oggi, uno degli argomenti di attualità a livello nazionale è la TAV. Ma questa grande opera ha eco anche nell’Unione Europea, che si è proposta addirittura di finanziarla al 50%. Può dire ai suoi potenziali elettori quale idea porterà avanti se eletta al parlamento europeo?

Monica Baldi: La TAV assolutamente si. Si tratta di uno tra i cantieri infrastrutturali più importanti che abbiamo. Io vorrei ricordare che storicamente, l’Italia è stata una delle prime Nazioni in Europa, a sviluppare le vie di collegamento: strade che sono ancora percorribili. Pensiamo addirittura ai romani, che sono stati capaci di arrivare fino in Spagna, tanto che abbiamo avuto degli imperatori dell’Antica Roma nati in territorio spagnolo come Adriano e Traiano. Se consideriamo che un collegamento tra Italia e resto d’Europa non sia prioritario, siamo completamento fuori da ogni logica. La TAV non è solo la Torino-Lione, questa è una narrazione completamente distorta. Si tratta di rete di trasporto trans-europee (TEN-T), che consiste in un insieme di infrastrutture di trasporto integrate previste per sostenere il mercato unico, garantire la libera circolazione delle merci e delle persone e rafforzare la crescita, l’occupazione e la competitività dell’Unione europea. Ritengo che queste opere debbano essere realizzate per essere collegati ad una Europa sempre più competitiva, dalla quale non possiamo permetterci di essere emarginati. Fare un buon controllo delle frontiere esterne per garantire un’eccellente viabilità interna, è essenziale. Una viabilità moderna evita il trasporto di merci via gomma, con le ripercussioni ambientali ed economiche evidenti a tutti.

Club Italia-Francia: Altra questione importante: a livello economico, e politico le donne risultano purtroppo ancora in minoranza oggi. Al di la degli aspetti socio culturali, perché nonostante l’Europa si faccia portatrice di questa battaglia, il ruolo della donna è di minoranza?

Monica Baldi: Da sempre mi occupo dei diritti delle donne e delle pari opportunità. Con la conferenza delle Nazioni Unite di Pechino sono state promosse delle azioni dagli Stati membri a favore della parità di genere che molto spesso sono andate nella direzione opposta rispetto all’uguaglianza. Invece di agevolare la donna e il suo percorso di crescita, a volte con azioni un po’ “goffe”, abbiamo ottenuto il risultato opposto. Pensiamo alla pari retribuzione che ancora non esiste nonostante che ci siano donne preparate, che hanno studiato e che riescono a gestire in maniera perfetta famiglia e vita lavorativa. Certo sarebbe doveroso creare asili nido gratuiti. Il fatto tragico è che esistono ancora gravi reati di stalking e forti ricatti morali, che sono intollerabili al giorno d’oggi. E su questo, dobbiamo smetterla di nascondere la testa sotto la sabbia e affrontare il problema con un’azione forte, decisa e comune in Europa. Basti riflettere sul terribile dramma della dilagante violenza sulle donne, presente in tutti gli Stati membri, senza eccezioni, che deve essere punita severamente. E le violenze sono così inaudite che assomigliano quasi ad una rivalsa nei confronti delle donne che cercano l’emancipazione. Queste donne vanno aiutate ex ante, e non dopo che la violenza si è verificata: un modo che abbiamo per farlo è attraverso l’educazione, il rispetto e l’istruzione. Il rispetto verso le donne oggi sembra non esistere, quando chiediamo rispetto in quanto donne veniamo tacciate di essere «retrograde» o «bacchettone». Tutto questo è inconcepibile e sintomo di una necessaria azione educativa.

“L’unica cosa che disturba l’Italia nel suo rapporto con la Francia, è la relazione preferenziale che quest’ultima ha con la Germania. Il patto di Aquisgrana non è andato giù a molti italiani, e questo è comprensibile.”

Club Italia-Francia: Il rapporto Italia-Francia si traduce in: 3000 filiali, 300000 posti di lavoro, 80 md di euro di scambi, ma soprattutto in tanti progetti e interessi comuni. La relazione tra i due paesi è costante, ma la cooperazione non è mai qualcosa di acquisito, va mantenuta. Quali sono gli assi e le azioni per migliorare la cooperazione Italia-Francia?

Monica Baldi : Saluto con piacere l’iniziativa del suo Club per la dedizione dedicata al rapporto culturale ed economico con la Francia, che sottolineo, abbiamo necessità di avere. Ci consideriamo un po’ cugini con i francesi, ma è altrettanto vero che tra italiani e francesi si crea molto spesso una sfida, una corsa a chi è il migliore. Secondo me, quello che voi state facendo, è esemplare: gli scambi culturali permettono di superare gli elementi di attrito. Nella moda, nella meccanica, nell’agroalimentare Italia e Francia sono state da sempre leader a livello mondiale. Mi ricordo che quando da giovanissima lavoravo in California per promuovere il Made in Italy mi resi conto che nel settore della moda il Made in France aveva chiaramente una marcia in più. Oggi invece abbiamo equiparato il rapporto. È molto importante sul piano commerciale far sapere che i nostri accordi sono di vera sostanza, anche se questo può creare diffidenze con altri Stati.  Il lavoro sul piano culturale può smussare certe incomprensioni. Indubbiamente l’Italia non ha apprezzato la relazione preferenziale fra la Francia e la Germania avvalorata dal criticato patto di Aquisgrana. Sarebbe stato certamente più soddisfacente operare su una quadriga Italia-Germania-Francia-Spagna. In definitiva in quattro si lavora molto meglio che in due e gli scambi culturali sono sicuramente più proficui e vivaci.

Club Italia-Francia: Il problema dell’immigrazione è di carattere mondiale. L’Italia ha accolto un flusso importante e non controllato di immigrati, questo ha portato due problemi: di ordine di sicurezza nazionale, e il secondo è la mancanza di informazioni riguardo alle persone oggetto dei flussi (nazionalità, età, livello di istruzione). Quanto costa ad oggi portare questi “immigrati” ai nostri standard educativi? Al tempo stesso, noi abbiamo un problema di emigrazione: sono molti gli italiani laureati che emigrano. I Paesi del Sud Europa quali Italia, Francia, Spagna ma anche Germania hanno questo problema comune. Quali iniziative dovrebbero essere prese e come vede questo quadro?

Monica: Baldi: Una politica migratoria lungimirante e globale dovrebbe essere alla base dell’Unione Europea. È necessario innanzitutto rafforzare la frontiera esterna e comune. Per risolvere il dramma degli sbarchi, sarebbe auspicabile un effettivo funzionamento dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, nota come FRONTEX, a cui è affidato il funzionamento del sistema di controllo e gestione delle frontiere esterne dello Spazio Schengen e dell’Unione europea. La guardia costiera e di frontiera europea, che ha come funzione principale quella di contribuire a una gestione integrata delle frontiere esterne, deve garantire una gestione efficiente dei flussi migratori, contribuendo così ad assicurare la sicurezza dell’UE. Ritengo necessario proteggere e regolare il traffico nel Bacino del Mediterraneo ed evitare anche che le ONG possano agire senza un reale controllo. Esiste altresì l’EASO, l’agenzia per il diritto d’asilo con sede a Malta, che fa un ottimo lavoro in termini di censimento rispetto ai migranti. Innanzitutto, dobbiamo capire chi è identificato e chi no, e iniziare ad affermare che chi non è identificato non può restare sul territorio europeo; tutti noi siamo sottoposti ad identificazione nel territorio europeo, ed è logico che anche un extracomunitario debba esserlo. Sarebbe opportuno rilanciare a livello europeo una specie di apprendistato, per capire dove inserire e come formare i migranti creando anche dei programmi di cooperazione allo sviluppo nei paesi di provenienza realizzando così percorsi virtuosi di aiuto allo sviluppo. È necessario creare le condizioni per far rimanere le persone nei propri luoghi d’origine. Vorrei ricordare che l’Europa è molto attiva in termini di cooperazione internazionale, e mi dispiace invece che l’Italia non sia stata in grado di partecipare attivamente, con le proprie imprese negli anni passati a questi progetti, per la mancanza di una vera legge sulla cooperazione anche se esiste dal 2014 un’agenzia che rappresenta il braccio tecnico-operativo del sistema italiano di cooperazione. Infine ritengo che chi delinque e viene da un’altra Nazione deve scontare la pena nel paese di provenienza. Le nostre carceri sono stracolme di cittadini comunitari ed extracomunitari che una volta usciti continuano a delinquere e noi non possiamo farci carico di tutto questo. Per farlo è indispensabile rinegoziare gli accordi tra l’Unione Europea, gli stessi Stati Membri e il resto del mondo. Alla base è necessaria una efficiente politica di sicurezza comune attuando una vera e propria cooperazione d’intelligence che diventa essenziale nella lotta contro il terrorismo.

Intervista a cura di Daisy Boscolo Marchi

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