La Francia campione d’innovazione in un paese senza industria

Poco più di 20 anni fa, è emerso un nuovo concetto, quello di fabbrica virtuale. Il famoso “fabless” di Serge Tchuruk e altri tecnocrati. Questo concetto sembrava allora irreversibile e molte grandi aziende decisero di applicare questo modello. La cosiddetta teoria del “core business” si basava su un semplice ragionamento: concentrarsi su ciò che si sapeva fare ed esternalizzare il resto. Il risultato è una Francia campione europeo di innovazione, ma povera in posti di lavoro. Questo perché anche le PMI hanno applicato questo concetto, basti pensare che quasi il 75% di loro esternalizza la propria produzione.

Un fenomeno fortemente incitato dalle 35 ore

Durante questo conflitto, alcuni hanno perso il senso della misura. Hanno sottovalutato il ruolo del contesto nel valutare le competenze fondamentali. Hanno preferito i risultati sul breve termine rispetto a ciò che è fondamentale, quello che il ricercatore Jim Collins chiama “il volano” o “ruota panoramica”. Tutti i settori evolvono e sono questi diversi cambiamenti che devono dettare le scelte della produzione industriale. Perdere un’abilità è un’operazione breve, riappropriarsi di un’abilità persa è un’operazione lunga e costosa.

Sì, l’innovazione è eccessivamente dinamica in Francia

Secondo due recenti studi di France Stratégie e OFCE, le imprese francesi investono molto più delle loro concorrenti europee. In Francia, la spesa per ricerca e sviluppo sarebbe pari al 26% del valore aggiunto, rispetto al 19% della Germania. Se consideriamo gli investimenti in raccolta dati e in intelligenza artificiale, ci accorgiamo che le aziende manifatturiere francesi investono il 21% contro solo il 6% della Germania e il 2% dell’Italia, che rappresenta la seconda nazione manifatturiera più grande d’Europa. Un’Italia che mostra costantemente un tasso di export ampiamente positivo. Ma queste ingenti somme investite in Francia in R&D in parte grazie al CIR (credito d’imposta per la ricerca) non hanno poi effetti particolari in termini di produttività e nelle performances del commercio estero. La Francia preferisce l’innovazione e il “non tangibile” alla produzione, è chiaro.

Una Bibbia dove trovare buoni consigli per il successo

Questa è l’analisi di Jims Collins in “From Good to Great”. Questo studio ha analizzato molte società statunitensi per oltre cinquanta anni. Se lo si riassume, la lezione è abbastanza semplice: non cercare di arrivare troppo rapidamente ad un forte progresso tecnologico, perché tale progetto richiede molte fasi di “maturazione”.

Quindi guarda la verità in faccia. Come può oggi la tua azienda prosperare, vendere di più, esportare di più e realizzare più profitti, senza diventare necessariamente più grande o più innovativa?

Chiediti, hai intrapreso le azioni minime necessarie per riuscire ad esportare, ciò che rappresenta la chiave di volta delle aziende di successo? Se sì, hai mostrato un minimo di ostinazione e hai memorizzato la famosa frase “Never ever give up”? Perché, nonostante una crescita oggi stagnante, molte aziende stanno andando molto bene. Il loro segreto, è quello di interessarsi ogni giorno all’esportazione: fanno benchmarking e sono pro-attive, creative e pioniere in un determinato segmento di mercato.

E, soprattutto, non cadere nella trappola che porterebbe a credere che per esportare, le aziende devono assolutamente offrire prodotti totalmente innovativi. Lo sappiamo tutti, ci sarà sempre sul mercato, un prodotto più innovativo del tuo, e sicuramente più economico!

Certo, non provare a copiare la Germania, come molti hanno fatto per oltre 30 anni! Cerca pure di copiare le aziende tedesche, ma sappi che non ci riuscirai mai. La forza principale della Germania non è più la qualità, ma il posizionamento o il “branding” dei suoi marchi, posizionamento oggi quasi imbattibile.

Siamo pragmatici, guardammo in faccia la realtà

Un’azienda che ha già una storia (non una start-up) vedrà le sue prestazioni generate dalla pura innovazione o migliorando i servizi e / o i prodotti? Il digitale e l’innovazione (due processi molto discussi) diventeranno acceleratori di vendite? Sì, ma saranno capaci di creare le vendite stesse? Certamente no!

Se leggiamo l’analisi qualitativa e quantitativa di Jim Collins delle compagnie nordamericane, il valore delle quali si è moltiplicato di 450 negli ultimi 50 anni, studiandone la strategia, la tecnologia, le acquisizioni, l’innovazione, il turnover della direzione, ecc., notiamo che ci sono differenze fondamentali con la maggior parte delle altre imprese, il cui valore è stato moltiplicato per 50 nello stesso periodo di tempo.

Regola d’oro o delle tre domande

  1. Come posso essere il migliore domani e dopodomani?
  2. Cosa sta già “stimolando” il mio profitto e il cash-flow?
  3. Cosa ci appassiona oggi?

Questo al fine di costruire un “motore economico basato sui suoi fondamentali”, un motore favoloso, indipendentemente dal settore, e dei veri e propri cicli.

Dobbiamo comprendere che le aziende ad alte prestazioni non si concentrano su cosa fare, ma su cosa non fare, e che la maggior parte delle volte la tecnologia innovativa non ha un ruolo fondamentale nel decollo di aziende ad alte prestazioni. Al tempo stesso, un’innovazione pianificata e misurata sarà molto utile per comunicare e per affrontare il futuro, introducendo regolarmente sul mercato prodotti di volta in volta diversi, che hanno ricevuto sostanziali miglioramenti.

Concetto di “volano”

Troverai sempre il concetto di “volano” proprio perché il processo di trasformazione non risulta da una singola decisione, da una grande innovazione, ma piuttosto da un impulso dato di volta in volta e che rispetta la famosa regola “chi va piano va sano e lontano” a un volante (i fondamenti).

Lavorare anche alla perfezione del banale

Questa caratteristica può essere copiata dai tedeschi o dagli svizzeri. Ed in tutte le aree del business. Dalla pulizia delle toilette alla logistica, ai rapporti con i clienti, alle risorse umane, alla ricerca e sviluppo e, naturalmente, ai prodotti e ai servizi che un’azienda produce. Troppo spesso dimenticata, la perfezione del banale, che fa parte del continuo miglioramento delle prestazioni, è sempre fonte di innovazione. Viene da chi conosce, cioè da chi fa!

Conclusione : Nel suo famoso saggio “Il riccio e la volpe”, Isaiah Berlin ha diviso il mondo tra questi due animali secondo una parabola greca: “Se la volpe conosce molte cose, il riccio ne conosce solo una, ma importante”. La volpe è una creatura intelligente capace di immaginare una miriade di strategie complesse per attaccare furtivamente il riccio. Gira intorno alla tana giorno e notte, aspettando il momento giusto per saltare, ha tutte le caratteristiche del vincitore. Sì, ma il riccio si dirige dritto verso la volpe. ” Ah! Ah! Ti ho preso! “. Pensa la volpe. ll riccio si raggomitola su se stesso e sospira “Di nuovo! Non imparerà mai”.

 

Bernard Jomard 
Imprenditore, influencer, speaker. Presidente fondatore di Goldman Group.

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