André Vallini

Avvocato di professione, André Vallini è senatore dell’Isère. Giudice presso l’Alta Corte di giustizia della Repubblica dal 2002, André Vallini è diventato sindaco del suo comune, Isère di Tullins, prima dei 30 anni.

Membro del Parlamento per 14 anni, ha partecipato a numerose commissioni parlamentari. Nel settembre 2011, ha lasciato l’Assemblea Naionale per il Senato. Nel PS, André Vallini è stato segretario nazionale prima di dimettersi nel 2009 e unirsi al team per la campagna elettorale di François Hollande nel 2012.

Nel 2014 è nominato Segretario di Stato per la riforma territoriale, con l’obiettivo di assicurare il regolare svolgimento della riforma delle regioni. Nel 2016 è stato nominato Segretario di Stato per lo Sviluppo e la Francofonia, quindi Segretario di Stato per le relazioni con il Parlamento. Il 24 settembre 2017 è stato rieletto Senatore dell’Isère.

« Ogni volta che attraverso il Frejus per andare in Italia, guardo Modane dall’autostrada e penso a lui [ndlr suo nonno André Vallini], in caserma senza riscaldamento, un uomo che non conosceva la lingua del paese dove era emigrato, dopo aver dovuto staccarsi dalla sua famiglia e dal suo villaggio. Direi che la mia estrema sensibilità al problema dei migranti viene da lì.»

« A quel tempo, la xenofobia diffusa considerava gli italiani come quelli che “venivano per rubare il pane ai francesi”, come disse Fernand Raynaud in una famosa scenetta. »

« Ho appena terminato l’ultimo libro di Maurizio Serra su Gabriele d’Annunzio per il quale Francia e Italia erano “le due sorelle latine”.» 

Club Italia-Francia : La Sua famiglia è di origine italiana, da quale regione proviene Suo padre? Quanto è stata presente l’Italia e la cultura italiana nella Sua vita?

André Vallini : Nato a Bione, una piccola città in Lombardia, nelle montagne del Lago di Garda, mio ​​nonno, André Vallini, ha fatto la prima guerra mondiale nell’esercito italiano, un alleato della Francia contro la Germania. Tornò mutilato, con alcune schegge nelle gambe, ma anche con alcune nozioni di radio elettricità, acquisite al fronte austriaco. Venendo da una famiglia di contadini poveri decise, negli anni ’20, di tentare la fortuna in Francia, attraversando il confine a Modane, ai piedi del Monte Cenis, dove rimase alcune settimane, mentre le autorità francesi preparavano i suoi documenti. Ogni volta che attraverso il Frejus per andare in Italia, guardo Modane dall’autostrada e penso a lui, in caserma senza riscaldamento, un uomo che non conosceva la lingua del paese dove era emigrato, dopo aver dovuto staccarsi dalla sua famiglia e dal suo villaggio. Direi che la mia estrema sensibilità al problema dei migranti viene da lì.

Arrivò a Fures, dove i ragazzi del suo villaggio erano già integrati. Inizialmente assunto come addetto alla manutenzione in una fabbrica a Vourey, vicino a Tullins, mio ​​nonno venne notato da un artigiano, il signor Vial, senza figli, che, quando smise di lavorare, gli trasmise la sua piccola attività. Si innamorò di Rose Guichard, figlia di un contadino del posto. A quel tempo, la xenofobia diffusa considerava gli italiani come quelli che “venivano per rubare il pane ai francesi”, come disse Fernand Raynaud in una famosa scenetta. Fortunatamente, il padre di Rose non la pensava così. “È italiano? Che importanza ha se è onesto e lavoratore!” Così disse quando sua figlia gli parlò dei suoi piani di nozze.

Uno dei momenti più commoventi della mia vita politica è stata probabilmente quella cerimonia all’Ambasciata italiana a Parigi, dove ho rappresentato il governo francese di cui ero membro in occasione della Festa Nazionale Italiana e dove ho ricordato la memoria di mio nonno nel mio discorso. Proprio come ogni volta che vado a Roma in veste ufficiale, come ministro o parlamentare, circondato dalla solennità dei palazzi ufficiali, non posso fare a meno di pensare ai miei antenati, poveri contadini delle montagne della Lombardia.

L’Italia è onnipresente nella mia vita.

In primo luogo, nelle mie letture: da Pierre Grimal a Pierre Milza, ho sempre letto un sacco di opere storiche sulla penisola dall’epoca romana ai giorni nostri attraverso il Risorgimento e la storia del fascismo. Leggo anche molte biografie: ho letto tutte quelle di Mussolini, naturalmente, ma anche di Verdi, Cavour, Mazzini o Garibaldi. Ho appena terminato l’ultimo libro di Maurizio Serra su Gabriele d’Annunzio per il quale Francia e Italia erano “le due sorelle latine”. E ho letto di recente quelle di papa Benedetto XV, Pio XI e Pio XII, e una biografia di Vittorio Emanuele III, questo re sconosciuto che regnò quasi 50 anni e visse sulla sua pelle due guerre mondiali. Ho una crescente predilezione per il periodo dall’unità d’Italia alla prima guerra mondiale. L’attuale politica italiana mi interessa molto e apprezzo ovviamente tutto ciò che è scritto da Marc Lazar. Mi iscrivo alla rassegna stampa dell’Ambasciata di Francia a Roma. Quando ero uno studente a Sciences-Po, uno dei miei sogni era quello di diventare corrispondente a Roma per il giornale Le Monde, credo fosse all’epoca di Robert Solé.

Ho anche una passione per il cinema italiano, in particolare per i film dagli anni ’50 agli anni ’80. Sono fortunato ad avere come amico Jean Gili, riferimento mondiale in questo campo che mi fa scoprire molti film sconosciuti in Francia. Non sono tutti capolavori, ma raccontano la storia dell’Italia del dopoguerra. Impregnato di questi film italiani degli anni ’50 e ’60, ho ceduto all’età di 18 anni, alla tentazione di una vecchia spider Alfa Romeo, ovviamente rossa: aveva 180.000 chilometri e l’avevo comprata per 6000 franchi… purtroppo, è morta pochi mesi dopo.

Infine, per finire su questa domanda, e non è molto originale, mi piace il cibo italiano e a Parigi come nei miei viaggi all’estero, preferisco sempre i ristoranti italiani. Per quanto riguarda le mie vacanze estive, le passo a San Felice Circeo, tra Sabaudia e Terracina, a sud di Roma.

« Spero di essere come spesso sono gli italiani, qualcuno che non si prende troppo sul serio, pur essendo serio in ciò che fa. »

« C’è un altro aspetto della mia personalità indubbiamente influenzato dalle mie origini italiane, è il gusto del bello. »

Club Italia-Francia : quali aspetti della Sua personalità sono influenzati dalle Sue origini italiane?

André Vallini : Come molti italiani, provo a praticare l’autoironia. In altre parole, spero di essere come spesso sono gli italiani, qualcuno che non si prende troppo sul serio, pur essendo serio in ciò che fa.

C’è un altro aspetto della mia personalità indubbiamente influenzato dalle mie origini italiane, è il gusto del bello. Tutti conoscono il gusto degli italiani, soprattutto nelle città, compresa la più piccola, dove troviamo sempre una piazza dalle proporzioni perfette, una bella chiesa o un palazzo del Rinascimento.

Sono sensibile anche all’eleganza dell’abbigliamento, soprattutto maschile, per non parlare del design: mobili o elettrodomestici, per esempio, e naturalmente auto. Penso a Pininfarina o Bertone e capisco che a volte possiamo paragonare una Ferrari o una Lamborghini a un’opera d’arte.

Infine, e soprattutto, il significato della bellezza per gli italiani è stato espresso per secoli, nella pittura, da Cimabue e Giotto a Botticelli o Raffaello. Si dice che l’Italia sia il paese che conta da solo la metà delle opere d’arte in tutto il mondo. Da parte mia, sono sempre molto interessato alla vita quotidiana e ai metodi di lavoro di questi immensi artisti. Sono particolarmente affascinato da Michelangelo, che si è definito più scultore che pittore, anche da Caravaggio, la cui tumultuosa vita è legata alla rivoluzione che ha provocato nella pittura. In questo campo artistico, sono cresciuto a lungo grazie alle opere di Dominique Fernandez che ho la possibilità di vedere regolarmente e che mi abbaglia sempre con l’immensità delle sue conoscenze: pittura e scultura ma anche letteratura e musica. Lui sa tutto dell’Italia, da Venezia alla Sicilia, e non solo dell’Italia.

Club Italia-Francia : quali sono i Suoi posti preferiti in Italia?

André Vallini : Ce ne sono centinaia, perché quando scopro una città o un villaggio, spesso cado sotto il suo incantesimo. Sono, ovviamente, sensibile alla malinconia che emerge dai grandi laghi lombardi e al fascino della campagna romana, dove vediamo greggi di pecore al pascolo tra le rovine dell’antica Roma. Mi piace anche passeggiare per Roma attorno a Campo dei Fiori, perdermi nei vicoli di Venezia lontano da Piazza San Marco, passeggiare per Napoli come a Siena, o ammirare i paesaggi dell’Umbria da Todi a Perugia. La Sicilia ha una bellezza amara e particolare e mi piace, durante le mie vacanze, andare a Sperlonga e Gaeta o all’Isola di Ponza.

Ma mi piace anche scoprire piccoli paesi delle province che ancora mi sorprendono per la ricchezza del loro patrimonio intatto e l’orgoglio dei loro abitanti: il famoso “campanilismo” italiano non è solo l’espressione di una resistenza al potere centrale di Roma, dopo tutto molto recente, è anche e innanzitutto un attaccamento viscerale al territorio, perché è ovviamente il primo luogo di socializzazione dopo la famiglia, ma anche perché è spesso molto bello e ne siamo orgogliosi. Ho un debole per Priverno, una piccola città tra Roma e Napoli, nella provincia di Latina, con cui ho gemellato la mia città natale, Tullins, quando ero sindaco.

Club Italia-Francia : l’Italia e la Francia sono due partner economici essenziali. Come possiamo rafforzare la loro collaborazione ed essere più forti insieme?

André Vallini : Spero che le difficoltà a cui assistiamo oggi nelle relazioni franco-italiane, in particolare a causa degli eccessi di Matteo Salvini, non avranno un impatto duraturo sulla cooperazione transalpina, anche se a volte complicata, come dimostrano le attuali difficoltà sul campo delle telecomunicazioni e della costruzione navale.

Club Italia-Francia: Made in France e Made in Italy sono conosciuti in Europa e in tutto il mondo. Gli euroscettici e i populisti affermano spesso di voler proteggere il “Made in”, minacciato dalla globalizzazione e dalla libera circolazione delle merci. Ma il “Made in” non ha senso solo se i nostri prodotti possono essere esportati in Europa e nel mondo? Non è un’incongruenza? In tal caso, come possiamo sensibilizzare l’opinione pubblica su questa incoerenza?

André Vallini: Il “made in France o in Italia” non è in contraddizione con l’apertura sul mondo. La lunga storia mostra che il protezionismo è mortale, ma la storia recente mostra che anche il libero scambio non regolamentato può esserlo. In realtà, a livello europeo, questo regolamento dovrebbe avere luogo sia con la Cina sia con gli Stati Uniti di Donald Trump.

« La coesione europea è in pericolo ed è già scossa dalla politica dei governi del gruppo di Višegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia), che troppo spesso vedono l’Europa come un grande mercato o ancora peggio come finestra di sussidio. »

« L’Europa, è una costruzione politica, o conquiste militari e basata su valori in prima linea, tra cui il rispetto per i diritti umani. »

Club Italia-Francia : l’Italia e la Francia sono all’origine della costruzione europea. Oggi l’Italia ha un governo euroscettico e populista. Pensa che la coesione dell’Unione europea sia in pericolo?

André Vallini : Sì, sfortunatamente, la coesione europea è in pericolo ed è già scossa dalla politica dei governi del gruppo di Višegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia), che troppo spesso vedono l’Europa come un grande mercato o ancora peggio come finestra di sussidio. Ma l’Europa è prima di tutto un continente sul quale abbiamo costruito negli ultimi cinquant’anni una costruzione politica, unica nella storia del mondo, senza guerre o conquiste militari e basata su valori in prima linea, tra cui il rispetto per i diritti umani.

Club Italia-Francia : il tema dell’immigrazione ha esacerbato le tensioni tra Italia e Francia, e le debolezze dell’Europa in generale, colte tra la sua vocazione umanitaria e sociale e un evidente ritiro in se stessa. Diversi paesi hanno governi populisti, come l’America di Trump e la Russia di Putin. Qual è la Sua posizione e la Sua visione per l’Europa?

André Vallini : Credo sempre più nella necessità di un’Europa concentrica con diverse aree di competenza, come già avviene per l’euro e per lo spazio Schengen. In particolare, dobbiamo costruire una vera unione nel tema della difesa, tematica sulla quale ho collaborato alla stesura di una relazione al Senato nel 2013 e, ovviamente, approfondire l’integrazione fiscale dei paesi della zona euro.

Club Italia-Francia : la spaccatura sinistra / destra è fortemente cambiata sotto l’egida di Emmanuel Macron. C’è ancora una Francia di destra e una Francia di sinistra nel 2018? E un’Europa di destra e di sinistra?

André Vallini : Le due divisioni, che spesso si sovrappongono alla divisione tra conservatori e progressisti, da un lato, e tra liberali e socialdemocratici d’altra parte, sono alla base della vita democratica della maggior parte dei paesi in tutto il mondo. Non sarà una tornata elettorale francese, ciclica per definizione, a rimettere in discussione questa verità storica. Anche i professionisti dell’opinione pubblica restano legati al formalismo: in tutti i sondaggi condotti su questo argomento, gli intervistati non esitano per un secondo a posizionarsi su una scala da 1 a 10 per determinare la loro appartenenza a sinistra o a destra.

Club Italia-Francia : Lei ha ripetutamente affermato di essere sempre fedele al socialismo. Eppure, oggi, in Francia, in Italia e in generale nell’Unione europea, non è facile trovare un’alternativa alla sinistra in grado di convincere l’opinione pubblica. Si pensi ai risultati deludenti del Partito socialista francese nel 2017, così come alla sconfitta del Partito democratico in Italia alle recenti elezioni. Secondo Lei, in un contesto in cui populismo e individualismo raccolgono un forte consenso, su quali valori si devono basare oggi i partiti socialdemocratici di sinistra?

André Vallini : Al di là di vicende elettorali, il socialismo deve rimanere sempre radicato nei suoi valori storici, primo fra tutti la difesa della libertà, la lotta contro l’ingiustizia, la disuguaglianza, le pari opportunità, il ruolo delle autorità pubbliche di controllare gli interessi privati, la necessità di una regolamentazione economica per controllare il capitalismo, l’importanza dei servizi pubblici e la necessità di protezione, inclusione sociale e solidarietà verso i più deboli …

« La storia dimostra che ogni volta che la democrazia è progredita, il numero dei parlamentari è aumentato. E viceversa, ogni volta che l’esecutivo aveva come obiettivo di ridurre il ruolo del Parlamento, ha ridotto il numero dei parlamentari. »
« I governi di domani, chiunque essi siano, potranno solo trarre giovamento da un Parlamento indebolito numericamente. »

« Diminuire il numero dei parlamentari e dei senatori non li renderà più efficienti, al contrario. indebolirà sia numericamente che politicamente la rappresentanza del popolo attraverso gli eletti. »

Club Italia-Francia : In Italia e in Francia, quando si affronta il tema della riduzione del numero dei deputati, si ha inevitabilmente il consenso degli elettori. Infatti, Matteo Renzi lo aveva proposto, come Emmanuel Macron. Lei è contrario a tale riduzione. Perché? L’importanza e il potere di un Parlamento dipendono davvero da un gran numero di parlamentari?

André Vallini : Tra le riforme costituzionali annunciate, quella che sembra raccogliere il maggior consenso popolare è la riduzione del numero dei parlamentari. Questo non è sorprendente in quanto l’antiparlamentarismo è ancorato nel nostro paese: è grazie a lui che il bonapartismo fiorì per ben due volte, che il Boulangismo fu sul punto di impadronirsi della Repubblica nel 1889, o che l’onda Poujadista ha spazzato via l’Assemblea nazionale nel 1956. Non c’è nulla di nuovo in questa “febbre”, soprattutto quando la causa della messa in stato di accusa del Parlamento viene dal populismo, che ora colpisce l’intero continente europeo.

È chiaro che l’esecutivo abbia una sorta di “fame” di successo elettorale, e consideri di implementare questa riforma attraverso mezzi costituzionali, anche se ciò non è richiesto dalla costituzione, in quanto una semplice legge ordinaria sarebbe sufficiente. E ancora più rivelatore è il fatto che l’esecutivo voglia passare per un referendum, visto che l’obiettivo di questa riforma è in realtà esaltare il popolo a spese dei suoi rappresentanti.

Tuttavia, vale la pena chiedersi: ci sono davvero troppi parlamentari in Francia e quali sarebbero le conseguenze del loro declino?

La Francia non conta più parlamentari di altre democrazie comparabili con 925 deputati e senatori per 67 milioni di persone, ha un parlamentare ogni 72.500 abitanti, siamo in linea con le democrazie comparabili: Germania, Spagna, Israele, Italia, Giappone, Norvegia, Portogallo, Regno Unito, Svizzera …

Il confronto con gli Stati Uniti non è rilevante in quanto, negli Stati Uniti, lo Stato federale coesiste con gli stati federati, ogni stato avendo il proprio Parlamento.

Un deputato francese rappresenta oggi 116.000 abitanti, esattamente lo stesso numero di un membro eletto del Bundestag tedesco. In Italia, c’è un deputato ogni 97.000 abitanti e nel Regno Unito uno per 101 500 abitanti.

Se l’Assemblea Nazionale fosse ridotta di un terzo come previsto, ogni deputato rappresenterebbe circa 173.000 francesi, quasi il doppio di quanto il suo omologo italiano e due volte e mezzo il numero del suo omologo tedesco. Inoltre, dal 1962, il numero dei parlamentari (deputati e senatori) è passato da 756 a 925, un aumento inferiore rispetto alla crescita della popolazione: nel 1962, un parlamentare rappresentava 62 150 abitanti, mentre ce n’era uno per 67 400 abitanti nel 1973, uno per 69 500 abitanti nel 2008 per arrivare ad oggi ad uno per 73 000 abitanti.

Per una popolazione inferiore a 30 milioni di persone e con un suffragio maschile e selettivo, le assemblee della rivoluzione erano numerose: la Costituente 1789 contava 1 145 membri, l’Assemblea Legislativa del 1791 e la Convenzione del 1793, 745.

Sotto l’Impero, il corpo legislativo scese a 300 membri (più un centinaio di membri al Senato), e durante i Cento Giorni, quando Napoleone volle liberalizzare le istituzioni, la Camera dei Rappresentanti aumentò fino a raggiungere i 629 membri. Viceversa, quando Luigi XVIII ristabilì la monarchia nel 1815, la Camera dei Deputati contava solo 400 membri. La monarchia di luglio invece abbassò da 30 a 25 anni l’età necessaria per votare, raddoppiò l’elettorato e aumentò il numero di deputati a 459.

Nel 1848, con l’introduzione del suffragio universale, l’assemblea nazionale costituente era due volte più numerosa: 900 membri. E l’anno successivo, l’Assemblea nazionale contava 705 membri. Nel 1851, il colpo di stato sospese la vita parlamentare, che riprese timidamente, con una legislatura di 261 membri nel 1852 e di 283 a partire dal 1863, quando Napoleone III volle liberalizzare il regime imperiale. Nuova espansione democratica nel 1871, con l’Assemblea di Bordeaux, che contava 675 membri.

Dal 1875, l’età d’oro del parlamentarismo, ci ritroviamo con un numero di parlamentari di oltre 800: più di 500 deputati (545 nel 1881, 613 nel 1932, 615 nel 1936) e 300 senatori nel 1876. Nel 1940, Pétain sospende tutta la vita parlamentare. Poi, sotto la Quarta Repubblica, ci furono 629 deputati nel 1951 e 594 nel 1956. Il loro numero scese a 576 nel 1958, poi a 485 dopo la decolonizzazione, che fece sparire i posti dei funzionari all’estero. Ritornò a 491 posti nel 1981 e 577 nel 1986.

Quindi la storia dimostra che ogni volta che la democrazia è progredita, il numero dei parlamentari è aumentato. E viceversa, ogni volta che l’esecutivo aveva come obiettivo di ridurre il ruolo del Parlamento, ha ridotto il numero dei parlamentari.

Diminuire il numero dei parlamentari non li renderà più efficienti, al contrario. Senza nemmeno menzionare il problema di un’equa rappresentazione dei territori, a prescindere dalla loro densità demografica, meno membri del parlamento avranno maggiori difficoltà ad adempiere alla loro funzione di controllo dell’esecutivo, che è importante almeno quanto la loro funzione legislativa. Tanto più nel quadro del parlamentarismo razionalizzato della Quinta Repubblica.

I governi di domani, chiunque essi siano, potranno solo trarre giovamento da un Parlamento indebolito numericamente. Lo stesso vale per l’alta funzione pubblica e, in particolare, per le amministrazioni centrali, delle direzioni di Bercy: un vero parlamentare deve essere effettivamente un ostacolo alla gestione nei circoli ed è spesso percepito come tale dai ministri, e specialmente dagli alti funzionari. Meno parlamentari o senatori che tengono sotto controllo i funzionari pubblici ci sono, meglio è.

In queste condizioni, l’amministrazione superiore non si lamenterà di certo nel sapere che ci saranno meno mozioni, meno commissioni di inchiesta, meno delegazioni parlamentari, meno relatori sul bilancio.

L’argomento che pretende che un numero minore di parlamentari sarebbe più efficiente e più efficace è fuorviante: non è necessario ridurne il numero per dare più mezzi di azione e controllo ai parlamentari. E ancora più fallace è l’argomento del famoso costo finanziario dei parlamentari: né più né meno che altrove, deve essere confrontato con i mezzi considerevoli, e infinitamente più costosi per il contribuente, che sono quelli delle amministrazioni e di altri enti pubblici nazionali. Vale la pena di ricordare che gli stipendi dei loro alti funzionari sono ben più elevati rispetto all’indennità parlamentare.

L’argomento dei risparmi da fare sulla retribuzione dei parlamentari è in realtà nella tradizione dell’anti – parlamentarismo più banale. Fu sotto Luigi XVIII, con la legge del 5 febbraio 1817, che in reazione al periodo rivoluzionario e imperiale, fu votato il principio delle funzioni legislative libere, che durò sotto Carlo X e fino alla fine della monarchia di luglio. Di conseguenza, solo i nobili e i ricchi borghesi potevano impegnarsi in politica.

La Repubblica, nel 1848, mise fine a questa situazione fornendo, come contropartita necessaria al suffragio universale, un’indennità giornaliera di venticinque franchi per i rappresentanti del popolo. È storica la sentenza del deputato Baudin, in risposta a un lavoratore che criticò la sua indennità parlamentare, quando salì sulle barricate per cercare di combattere il colpo di stato di Luigi Napoleone Bonaparte: “Vedrai come moriremo per venticinque franchi”, disse, prima di essere ucciso per la difesa della Repubblica.

Il Secondo Impero, di nuovo, privò i membri del Corpo legislativo di ogni indennizzo, rendendo necessario per esserne membri di avere una fortuna personale. La Repubblica, dopo il 1870, ripristinò l’indennizzo del 1848, che fu di circa 9000 franchi all’anno: considerando l’evoluzione del costo della vita a Parigi, nel 1907 fu innalzato a 15 000 franchi, tanto che i deputati, nei circoli anti-parlamentari, furono soprannominati i QM, o i quindicimila.

Se è scoraggiante, un secolo dopo, parlare ancora di questa vecchia storia, è anche illusorio pensare che la riduzione di un quarto del numero dei parlamentari ridurrebbe meccanicamente del 25% i bilanci delle assemblee: le pensioni degli ex parlamentari, i salari e le pensioni dei dipendenti pubblici e la manutenzione di edifici storici di grandi dimensioni sono tutte spese irriducibili, indipendentemente dal numero di posti da coprire nei due emicicli.

La diminuzione del numero di deputati e senatori indebolirà quindi numericamente, ma anche politicamente la rappresentanza del popolo. È una scelta dal significato ben specifico, significato che i demagoghi attualmente in voga, impediscono ai cittadini di apprezzare con lungimiranza.

Club Italia-Francia : i dibattiti sul tema della bioetica sono sempre più presenti in Europa: pensiamo, per esempio, alla legge italiana sul testamento biologico o al dibattito sulla maternità surrogata acceso in Francia. Data la Sua posizione di senatore cattolico come è possibile trovare risposte razionali e condivise su questi temi?

André Vallini : È difficile su questi temi avere una risposta puramente razionale; ognuno deve ascoltare con il massimo rispetto tutte le opinioni che si esprimono su queste tematiche molto delicate.

« È ovvio che il nuovo governo italiano non sembra il più incline a sviluppare un nuovo asse franco-italiano. »
« Credo che dai paesi fondatori dell’Unione europea e in particolare dalla Germania, dalla Francia e dall’Italia, dovrà nascere il rafforzamento del coordinamento delle politiche economiche, in particolare per stimolare la crescita. »

Club Italia-Francia : negli ultimi anni abbiamo basato le nostre economie sull’austerità e sul pareggio di bilancio, elementi che sembrano aver spento la vitalità delle economie europee e il potenziale del mercato unico europeo. Pensa che un nuovo asse franco-italiano potrebbe risvegliare questa vitalità, stimolare la crescita e rafforzare il coordinamento delle politiche economiche?

André Vallini : È ovvio che il nuovo governo italiano non sembra il più incline a sviluppare quello che Lei chiama un nuovo asse franco-italiano. Nonostante questa difficoltà reale, ma ciclica, sono sempre più convinto del fatto che sarà dai paesi fondatori dell’Unione europea e in particolare dalla Germania, dalla Francia e dall’Italia che dovrà nascere il rafforzamento del coordinamento delle politiche economiche, in particolare per stimolare la crescita.

« Sono all’origine, insieme ai miei colleghi, della creazione di un gruppo di lavoro al Senato sulla condizione animale : penso in effetti che l’umanesimo del 21° secolo dovrà abbracciare e risolvere il problema legato alla sofferenza animale. »

Club Italia-Francia : la Sua missione al governo (2014-2017) le ha permesso di vivere momenti importanti come l’incontro con Papa Francesco a Roma, nel 2014, il Suo discorso al Consiglio di sicurezza dell’ONU nel 2015 a New York o il Suo viaggio in Iraq nei campi profughi, a pochi chilometri dalla linea del fronte contro Daesh. Quali sono i temi che le sono cari e per i quali sta combattendo?

André Vallini : credo molto nell’azione del Consiglio d’Europa, in particolare della Commissione per i diritti umani. Di recente sono andato in Turchia per una missione di osservazione durante le ultime elezioni e nei prossimi mesi sarò a Sarajevo in Bosnia, a Tbilisi in Georgia e a Chisinau in Moldova, sempre per missioni simili. Sono anche membro dell’Assemblea parlamentare della Francofonia e di recente sono stato a Roma per un incontro con la commissione per la cooperazione e lo sviluppo con i paesi del sud.

Sono anche strettamente coinvolto in progetti di revisione istituzionale e attualmente sto lavorando a una commissione di inchiesta sui potenziali conflitti di interesse degli ex funzionari di alto grado che intraprendono una nuova attività per il settore privato.

Sono implicato con diversi colleghi nella creazione di un gruppo di lavoro al Senato sulla condizione animale: penso che l’umanesimo del 21 ° secolo debba abbracciare l’attenzione data alla sofferenza degli animali. Senza cadere nell’estremismo, ci si deve chiedere in nome di cosa una specie vivente, in questo caso la specie umana, si permette di infliggere sofferenza, o peggio ancora, la morte, ad altre specie viventi sulla terra. L’opinione pubblica è sempre più consapevole di questi problemi, che si tratti della corrida o della caccia, ma anche delle atroci condizioni di allevamento industriale di bovini, galline o conigli. Dobbiamo finirla con queste atrocità, e più che mai dobbiamo ricordare San Francesco d’Assisi.

Intervista a cura di Chloé Payer

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